Quante volte, a proposito di finanza, avete sentito parlare di alpha e beta, spesso anche indicati con le lettere dell’alfabeto greco α e β. Ma cosa sono e a che cosa servono?
Innanzitutto diciamo che sono due indicatori di rischio molto diffusi che aiutano a valutare la performance di un prodotto finanziario e a scegliere la soluzione migliore per investire i propri risparmi. Sono un valido supporto, ma non rappresentano un indicatore statico nel tempo, pertanto valido per sempre.
Partiamo dalla lettera più semplice da spiegare, la beta (β)
In finanza questo è il coefficiente che misura il comportamento di un titolo rispetto al mercato, ovvero la variazione che un titolo storicamente assume rispetto alle variazioni del mercato. Pertanto è il coefficiente capace di dare una stima del rischio di un’operazione. Senza addentrarci in operazioni matematiche (facilmente reperibili in rete), si può dire che:
b minore di 0: lo strumento finanziario tenderà ad avere un movimento opposto rispetto a quello del mercato (tenderà a scendere quando il mercato sale e viceversa)
b compreso fra 0 e 1: lo strumento finanziario tenderà ad avere un movimento meno proporzionale rispetto a quello dell’indice di riferimento. Per questo spesso viene definito difensivo
b uguale a 1: lo strumento finanziario tenderà ad avere un movimento in linea con quello del mercato
b maggiore di 1: lo strumento finanziario tenderà ad amplificare i movimenti del mercato e per questo spesso viene definita aggressiva e considerata più rischiosa.
esempio di fondo di investimento con Beta maggiore di 1
Il “beta di un portafoglio di investimenti”, quindi, è semplicemente la media ponderata dei beta dei singoli titoli che compongono il portafoglio.
Quale errore può compiere l’investitore medio se considera solo il Beta?
Uno dei più comuni è quello di fermarsi ad ad osservare la performance di un fondo, laddove è molto importante capire e misurare anche il modo (ossia il rischio) con il quale è stata ottenuta.
Ad esempio: il fondo K che ottiene una performance del 20% con un beta 2 non sarà certamente migliore del fondo H che ha ottenuto un +10%, ma con un beta a 0,90. Il primo, infatti, avrà conseguito quel rendimento accettando un rischio più che doppio rispetto all’altro fondo che ha dimostrato di effettuare una migliore selezione dei titoli, controllando la volatilità.
Passiamo ora all’alpha (α)
Esso esprime l’attitudine di un titolo a cambiare di valore indipendentemente dall’andamento del mercato (rischio specifico): un alpha positivo segnala che il titolo può crescere di più del suo mercato di riferimento, mentre un valore negativo indica la possibilità dello stesso a subire perdite indipendentemente dall’andamento generale del mercaro. Diventa pertanto un indicatore, misurato al netto delle commissioni, dell’abilità di un gestore a scegliere i titoli “giusti” creando valore aggiunto rispetto al proprio indice di riferimento.
Un’alpha positivo ci dice che il fondo di investimento ha storicamente performato meglio dell’indice, un alpha negativo ci dice ovviamente il contrario, mentre un’alpha pari a zero illustra che il fondo può avere lo stesso rendimento atteso dell’indice. Oltre a questo, però, non va in quanto non spiega se il risultato ottenuto deriva da casualità, sistematicità del processo di selezione titoli, aumento delle commissioni o altro.
In conclusione, anche se vi sarebbero molte altre cose da dire, un investitore dovrebbe partire dalla propria pianificazione finanziaria e tolleranza al rischio, definendo veri obiettivi.
Dire semplicemente “non voglio rischiare” non ha senso: sin da quando eravamo feti abbiamo incontrato dei rischi e li affrontiamo quotidianamente, pertanto sarebbe bello non sentire più quella frase. Piuttosto identifichiamo quali rischi sono in grado di sopportare e quali azioni posso attuare per non superare le soglie stabilite.
Fatto questo passo, scegliere i mattoncini da utilizzare per costruire il portafoglio più consono all’asset allocation studiata e solo a questo punto Alpha e Beta diventano indicatori da prendere in considerazione, pur consci che nulla è immutabile e che occorre tanto studio e preparazione per interpretare dinamicamente gli strumenti a disposizione del consulente e dell’investitore.
Le informazioni contenute in questo articolo hanno valenza esclusivamente educativa e informativa.
Non hanno l’obiettivo, né possono essere considerate un invito o incentivo a comprare o vendere un titolo o uno strumento finanziario. Non possono, inoltre, essere viste come una comunicazione che ha lo scopo di persuadere o incitare il lettore a comprare o vendere alcuno strumento citato o meno che sia. I commenti forniti rappresentano l’opinione dell’autore e non devono essere considerati delle raccomandazioni personalizzate. Le informazioni contenute nel presente articolo non devono essere utilizzate come l’unica fonte per prendere decisioni di investimento.


