“I gestori di investimento non sono in grado di battere l’indice di riferimento”
Periodicamente questa frase viene pescata dall’album del luoghi comuni, talora in maniera interessata per favorire le proprie tesi. Ultimamente anche Warren Buffett ha tirato in ballo questa affermazione in una lettera indirizzata agli azionisti di Berkshire Hathaway.
Ma è vero che la gestione passiva è sempre migliore di quella attiva? La risposta, come sempre, è…. dipende.
Vediamo i due principali vantaggi del benchmark, ovvero l’indice di riferimento, rispetto agli strumenti di investimento (sia attivi che passivi):
– non ha costi di gestione, di negoziazione, di liquidità;
– non è soggetto a tassazione
– non calcola flussi in entrata o in uscita di capitale
Già bastano questi tre elementi (che fondi di investimento ed ETF non hanno per loro natura) per capire come sia impossibile replicare pedissequamente il benchmark che, in ogni caso, resta un valido indicatore sia dell’universo di investimento al quale si rivolge il risparmiatore ed il gestore, sia un ottimo parametro di confronto della capacità operativa del gestore e dei costi che vengono fatti gravare sui singoli strumenti di investimento.
E’ vero che il gestore medio non è in grado di superare sistematicamente il mercato in orizzonti temporali significativi, ma è anche vero che NON TUTTI I GESTORI RIENTRANO NELLA MEDIA e che vi saranno che al contrario lo sapranno fare. In termini più semplici, dire che la media delle persone non è in grado di correre la maratona non significa che nessuno sia in grado di farla.
Ciò che spesso viene trascurato nell’analisi della gestione attiva è che il bravo gestore, talora (ma non sempre) a scapito di una performance di lungo periodo di poco inferiore al benchmark, ripara gli investitori dalla volatilità e dalle perdite durante le fasi ribassiste, ovvero quando la natura umana induce gli investitori a prendere decisioni controproducenti. E in questi casi anche il consulente finanziario gioca un ruolo chiave nel sostenere le persone.
Riporto sotto il comportamento di un nostro gestore che ha nel suo DNA un approccio total return applicato ad una linea aggressiva. Ciò non significa che in futuro questo gestore avrà gli stessi comportamenti o gli stessi risultati, come nessuno può sapere quale andamento avrà il benchmark.

E’ un esempio, non l’unico, sta anche al risparmiatore non accontentarsi come non si accontenta quando deve comprare un ferro da stiro… ma allora perchè lo fa coi propri risparmi?
Andrea Bertamino


