Come tutti sappiamo, sono stati messi a disposizione della Grecia circa 85 miliardi di euro, una somma pari al 36% del PIL odierno del paese ellenico. Sappiamo anche che in tanti (dal FMI in giù) si domandano se, quando e come verrà ripagato questo prestito, anche al lordo del richiesto fondo di garanzia che vale 50 miliardi, ovvero asset greci pari al 21% del PIL attuale.
Vi sono tante supposizioni, illazioni, opinioni su dove siano finiti i soldi dei precedenti prestiti e dove finiranno questi. Sul passato abbiamo dati e numeri precisi che ci indicano come la socializzazione delle perdite fortemente volute da Germania e Francia in primis abbia stravolto l’esposizione verso il disastrato paese mediterraneo:


L’Italia che era rimasta ai margini di questa orgia è quella che ha sostenuto più di tutte le banche tedesche e francesi concedendo prestiti ai fondi ESM per salvare non la Grecia ma la Germania e la Francia, ricevendo in cambio un attacco speculativo in piena regola.
Questa storia si è ripetuta in Irlanda, in Spagna e Portogallo, con l’aggiunta delle banche inglesi e americane.


Tornate ora con la mente all’estate 2011: i media gridavano al baratro e alla fine dell’Italia, il panico contagiava i prezzi dei BTP che scendevano a capofitto (intanto qualche banca americana li comprava approfittando del caos), mentre il governo tedesco portava avanti il suo piano per consentire alle sue banche di riavere indietro i loro soldi senza farsi troppo vedere.
Lo schema è ben noto: il governo tedesco dà i soldi al fondo di salvataggio dell’Unione europea in modo che possa dare i soldi al governo irlandese in modo che il governo irlandese può dare indietro denaro alle banche irlandesi così le banche irlandesi possono rimborsare i loro prestiti alle banche tedesche. E così via (Irlanda, Grecia, etc) coinvolgendo in questo folle (per chi ne era estraneo) giro altri paesi europei che erano rimasti estranei alle malefatte compiute dagli “idioti di Dusseldorf” (come ancora vengono chiamati negli USA) e dagli spregiudicati banchieri francesi.
Andatevi invece a guardare come, invece, hanno affrontato il problema gli svedesi agli inizi degli anni ’90 e capirete subito le differenze col modello odierno (da studiare per le implicazioni sulle strategie da adottare agli investimenti personali).
Andrea Bertamino
Financial Partner
AZ Investimenti


