Un Diamante Per Sempre?

Dove e in cosa è più sicuro investire? Conviene mettere tutti i risparmi nel mattone? E se comprassimo diamanti?

Chiamato bene rifugio per eccellenza, il diamante concentra un valore altissimo in uno spazio estremamente piccolo, surclassando addirittura l’investimento in oro, la commodity più ricercata sui mercati finanziari per diversificare il portafoglio. Proprio per questo l’acquisto di diamanti è diventato un modo per investire i risparmi e da alcuni anni a consigliarlo sono le banche, da Intesa San Paolo a Unicredit alle Popolari. A vigilare è Consob che ha affrontato l’argomento nel 2013 stabilendo che la vendita in banca di diamanti non deve sottostare alle normali regole sui prospetti informativi e pertanto le banche stanno ben attente a proporre i diamanti come “investimenti” e operano semplicemente come segnalatori nei confronti di partner specializzati nel settore.

Articoli pubblicitari, mascherati da informazione e pubblicati su giornali e riviste, spingono la commercializzazione dei diamanti in banca. Questi articoli in realtà pubblicizzano venditori, i quali, dopo che l’articolo decanta la sicurezza ed il rendimento di queste pietre preziose, vengono intervistati e spiegano come, perché e dove si possono acquistare le pietre preziose quasi fossero “diamanti finanziari”, gli unici adatti all’investimento e che possono essere comprati solo in banca e non in gioielleria. In realtà non esiste una netta distinzione tra il diamante di un gioiello e quello da investimento, e anche esaminando le performances passate sono state individuate caratteristiche minime per le pietre da investimento, caratteristiche che però non coincidono esattamente con quelle che certi intermediari vorrebbero far credere.

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Materialmente a vendere diamanti attraverso il circuito bancario sono due società private: la Intermarket Diamond Business (IDB) e la Diamond Private Investment (DPI).

Prendendo i prezzi di listino di queste due società e confrontandoli, a parità di carato, brillantezza e purezza, con le quotazioni del Rapaport, il listino internazionale dei diamanti riconosciuto in tutto il mondo, si nota come quelli venduti attraverso il circuito bancario da DPI e IDB hanno un prezzo doppio rispetto a quello indicato dal Rapaport.

Chi li acquista e vuole rivenderli sul mercato rischia di perdere una larga fetta del suo investimento. Gli rimane un’opzione: rivendere il diamante attraverso la stessa società che l’ha venduto. Ma le commissioni per il disinvestimento sono salate: il 10 per cento più iva con DPI e tra il 16 e il 7 per cento più iva con IDB a seconda degli anni trascorsi dall’acquisto.

Le banche in questo commercio (perché tale è) sono dei meri ‘propositori di acquisto’ interessate solo alle laute commissioni di intermediazione ed ai premi riconosciuti in caso di raggiungimento dei targets di vendita (e non dico nulla di diffamatorio, così succede in tanti ambiti commerciali).

In soldoni, se una persona vuole lasciarsi convincere dalla banca a comprare diamanti anzichè recarsi in una gioielleria (ad esempio),  grossolanamente lo faccia pensando di acquistare un’obbligazione Zero Coupon a scadenza ultradecennale, con grosse penali in caso di vendita anticipata e denominata in Dollari Americani, altro fattore da tenere in considerazione insieme al costo fisso annuo di mantenimento in cassetta di sicurezza.

Valgono sempre alcuni consigli vecchi come Noè:

1) comprendere bene i propri obiettivi finanziari => un buon consulente finanziario deve stimolare una corretta analisi delle priorità finanziarie;

2) non farsi influenzare dall’emotività del momento => un buon consulente finanziario ha l’obbligo morale e professionale di aiutarvi a prendere decisioni meno impulsive (pensate se un chirurgo o un dentista si lasciasse sopraffare dall’emotività mentre interviene su di voi…). Diffidare da chi promette risultati clamorosi o catastrofi epocali è già un passa avanti verso la consapevolezza;

3) evitare di seguire le mode del momento;

4) cautela dinanzi a repentini cambi di proposte da parte dell’intermediario soprattutto se questi sino al giorno prima faceva altro o letteralmente disincentivava quanto ora magnifica;

5) pagare un giusto prezzo per la consulenza e l’assistenza richiesta e ricevuto, e soprattutto poi pretenderla.

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